VENERABILE FRA ALIPIO DI S. GIUSEPPE
Martire
  

 Palermo ha dato i natali a tre Fra Alipio degni di memoria: Fra Alipio S. Elisabetta distintosi per la semplicità, Fra Alipio di S. Francesco per l’ubbidienza ed il nostro Fra Alipio di S. Giuseppe, che è il primo martire degli Agostiniani scalzi. Egli è nato il 4 settembre 1617  Fu ammesso al noviziato di S. Gregorio Papa di Palermo il 19-3-1634 e fece la professione il 20-3-1635. Per motivi di salute dovette sospendere gli studi e ciò gli causò un certo rilassamento spirituale. Fu mandato in diversi conventi e, mentre si stava recando in quello di Napoli, il 1 luglio 1643 la nave, che lo trasportava, presso Ustica fu sequestrata dai Turchi e portata a Tripoli (Libia). Il Pascià con regali e denaro cercava di attirare Fra Alipio nella religione mussulmana, a cui aderì il 4-6-1644. Non abbandonò mai le sue pratiche di pietà e la devozione alla Madonna, a cui deve successivamente il pentimento e il ritorno alla fede cattolica.
Infatti dal settembre 1644 al febbraio 1645 ne era pentito e di nascosto portava l’abito religioso. Venerdì 17 febbraio 1645 ha comunicato apertamente il suo pentimento ed è andato incontro ad un atroce martirio, che è durato ben quattro ore. Infine il corpo esanime fu dato alle fiamme. La maggior parte dei suoi resti mortali fu tenuta nascosta per otto anni a Tripoli e poi nel 1653 portata a Malta e da qui a Palermo. Lungo il tragitto per i forti venti contrari la nave dovette fermare a Palma di Montechiaro (AG), dove è rimasto per insistenza del Duca santo D. Giulio Tomasi. Al più presto l’Ordine si è adoperato per farlo conoscere ai fedeli e che fosse riconosciuto dalla Chiesa il suo martirio. Infatti nel 1646 era già stampato 
un libretto dal priore di S. Nicola di Palermo, P. Modesto  del SS. Sacramento, Breve Relazio- 
ne degli atroci tormenti, e crudele morte patiti dal ben’avventurato F. Alippio di S. Giuseppe, palermitano, Venetiis, 1646.
Lo stesso confratello ha fatto dipingere nella portineria del convento S. Nicola un ritratto di Fra Alipio In atto che si abbrucia in mezzo alle fiamme, con un Crocifisso alle mani. Inoltre nel 1647 il Definitorio Generale nominava il postulatore della causa per la beatificazione? di Fra Alipio. Anche il Duca Santo si diede molto da fare per la diffusione e devozione nei confronti di Fra Alipio facendo stampare il libro di P. Francesco Maria Maggio, teatino palermitano, Vita e morte del Venerabile Fra Alipio di S. Giuseppe, Ignazio dè Lazzari, Roma, 1657. Si preoccupò di stampare anche delle immaginette, di cui abbiamo la descrizione dei due tipi: le immagini del Servo di Dio, vanno per tutto il mondo, e si portano per devozione a gl’infermi. In questa il Servo di Dio è vestito del suo abito e disteso in mezzo alle fiamme, con gl’empi ministri della giustizia intorno. In altre (immaginette) si vede vivo, e in piedi in mezzo al fuoco, in atto di predicare la santa fede, col Crocifisso nelle mani, cò tre fuochi in aria, e con la colomba a lato per segno di quello, ch dele da noi si è riferito a suo luogo (P. Maggio, Vita e morte del Ven  Fra Alipio di S. Giuseppe, p. 202-203).
Del processo canonico per la canonizzazione di Fra Alipio oltre il nostro Ordine (1645-1647) si è interessato anche Duca santo di Palma di Montechiaro  nel 1654. Fu ripreso nel 1713-1716. Anche questo secondo tentativo non ebbe esito positivo. P. Basilio Cinque nelle Glorie Nostre ci dice il motivo Per la mancanza di alcune prove (p. 356) e P. Raffaele Borri, postulatore, diceva i testimoni non erano concordi . Ma una cosa è certa che Fra Alipio ha dato la vita per Cristo. Ha detto fino alla fine: Io sono cristiano, e sono contentissimo di morire per il mio Signor Gesù Cristo (P. Maggio, Vita e morte del Ven. Fra Alipio, p. 102)