VENERABILE P. FORTUNATO DELL’ADDOLORATA
 Contento Dio, contento io  

  Quanti oggi condividono l’affermazione di P. Fortunato Contento Dio, contento io? Molti preferiscono più volentieri la seconda parte Contento io. Ma è proprio vero che si è contento se non si fa contento Dio?  S. P. Agostino dice di no affermando Chi ama se stesso e non ama Dio, questi non ama se stesso (Comm. Vang. Gv. 123,5). Che la santa vita di P. Fortunato faccia sì che l’uomo di oggi si convinca della verità di questa affermazione.
   P. Fortunato, al secolo Matteo Calabrese, nacque a Milazzo (ME) il 21-9-1714 da Antonino e Saveria. Alla morte del padre, la famiglia nel 1738 si trasferì a Trapani, dove si dedicano al commercio del corallo. Nel 1741 entra nell’esercito e viene nominato tenente. Più volte vede la sua vita in estremo pericolo. Le brutalità della guerra lo spingono a seguire il re della pace, consacrandosi al Signore nella vita religiosa.  Ma in quale Ordine religioso entrare?  Mentre prega in chiesa  si sente dire: entra nell’Ordine nel quale si è santificato Fra Santo (P. Angelo da S. Caterina, principi notizie della vita virtuosa dell’Addolorata, Trapani, 1795 p. 21). Veste l’abito degli Agostiniani Scalzi il 21-6-1744 nel convento di S. Gregorio Papa di Palermo. Il P. Provinciale ottiene per lui dalla S. Sede due dispense: il noviziato ridotto a 6 mesi e il rinvio degli studi teologici a dopo l’ordinazione sacerdotale. Infatti fa la professione religiosa il 25-12-1744 e riceve l’ordinazione sacerdotale il 29-6-1745 nel duomo di Monreale (PA). Durante l’anno di noviziato Fra Fortunato gode dell’assistenza visibile ed in seguito quella invisibile del Ven. Fra Santo, che lo fa immamorare di Dio e ne diviene suo modello nell’esercizio delle virtù. P. Fortunato, eccettuato il periodo (giugno 1750-marzo 1751) scorso nel convento di Sperlinga (EN), è sempre di comunità nel convento
dell’Itria di Trapani, dove svolge il delicatissimo compito di Direttore spirituale. Chiede ed ottiene dai Superiori di non essere mai né superiore, né maestro dei giovani per meglio vivere nell’umiltà.
   Ecco come trascorre la giornata: Dopo il breve riposo del mattutino di mezzanotte, ed entrato in coro più non ne usciva, se non che terminassero le ore canoniche, andava in chiesa a chiudersi in confessionale per dare alle anime udienza, né cessava di ascoltarle, se non per assistere in coro alla recita di sesta e di nona si portava dopo vespro al reclusorio, dava udienza agi uomini secolari e la sera era riservata alli suoi religiosi (O. c. p. 110). Il Marchese De Gregorio, divenuto ambasciatore del re di Spagna presso la Repubblica di Venezia, propone al suo Monarca di suggerire al Papa di nominarlo Patriarca di Venezia. P. Fortunato subito declina l’incarico.
   P. Fortunato oltre allo zelo per la conversione dei peccatori, l’amore verso le anime purganti si distinse per l’umiltà, fondamento della santità. Infatti a coloro che si raccomandano alle sue preghiere, li disarma dicendo: io non so fare miracoli, la mia abilità è di fare peccati (O.c., p. 157) E li indirizza invece a Gesù, Maria e Giuseppe, e poi al Ven. Fra Santo, distribuendo loro le immaginette. Inoltre confessa ripetutamente la sua ignoranza e incompetenza nello svolgere la direzione spirituale: io venni alla Religione (Ordine religioso)per salvarmi l’anima, sono sacerdote perché così volle il Provinciale, mi trovo Direttore d’anime, senza che l’avessi mai pensato, sanno i superiori la mia ignoranza, e intanto non vogliono sciogliermi da questa catena (O.c., p. 127). Dopo lunghe sofferenze muore santamente giovedì 5-10-1786 all’età di 72 anni.
   P. Fortunato aveva chiesto ed ottenuto dal Signore che dopo la sua morte fosse trattato il suo corpo come quello di tutti gli altri religiosi senza distinzione, e così voglio che vivano nascosti, e noti solamente a Dio (O.c., p. 272).  E così avvenne. Infatti inizialmente P. Fortunato fu sepolto a parte per la sua santità nella cripta della nostra chiesa dell’Itria di Trapani accanto alla tomba del Ven. Fra Santo. Ma qualche giorno prima del nostro ritorno a Trapani (8-3-19553) il Rettore Don Michele Ongano fa mettere ordine anche nella cripta dal sacrestano, che confonde i resti mortali di P. Fortunato con quelli degli altri defunti.
   Nonostante che siano trascorsi 223 anni dalla morte, la memoria del Ven. P. Fortunato Calabrese è ancora viva ed egli è sempre più conosciuto non solo nell’Ordine degli Agostiniani Scalzi, ma anche a Trapani e a Milazzo (ME), dove nel maggio 2000 ci si è recati. Anche per P. Fortunato si verifica quanto si afferma nel Magnificat: ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili.